Mi sa che fuori è primavera di Concita de Gregorio

  • luglio 18, 2017
  • By La Libreria di Beb
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Irina è una donna alla quale il marito da cui voleva separarsi le ha portato via le due bambine gemelle, di 6 anni, per poi suicidarsi e non lasciare nessuna traccia delle figlie. Per anni non si è data pace continuando a sperare in un loro ritorno; nel frattempo fonda un'associazione dedicata ai bambini scomparsi svizzeri, la Missing Children Switzerland, la quale offre sostegno psicologico, sociale e giuridico alle famiglie che hanno perso un minore.

La storia è raccontata in maniera romanzesca dalla giornalista Concita de Gregorio, vista dagli occhi di Irina, con le sue domande, i suoi rimorsi e le sue sofferenze. La vicenda spazia dal passato al presente: Irina, dopo la tragedia, ha ritrovato la forza per andare avanti e rifarsi una vita vita. Ha incontrato un uomo che la rende felice e vive in una città che le piace da morire. Ma questo non vuol dire dimenticarsi delle bambine e smettere di cercarle; già, Irina lo spiega bene, senza un corpo da seppellire le persone care non saranno mai morte veramente, la speranza non smette di insinuarsi nel cuore e la mente non riesce a farsene una ragione.

Mi ha logorata nell’attesa, perché sa, giudice, l’attesa delle persone amate non è una pausa: è un lavoro incessante, una fatica mostruosa, una lotta contro i peggiori dei pensieri. È uno spazio che si riempie di mostri e ti sorprende alle spalle. Gli anni passano, i minuti, no.

Nella storia Irina rivive l'inizio della sua storia con Matthias, quando sembrava tutto apparentemente normale. Non perfetto, ma una relazione che la faceva sentire bene. Poi sono arrivate le gemelle, due perle bionde che ha amato dal primo instante, nonostante fossero inaspettate. Tutto però ha iniziato lentamente a degenerare: Matthias controllava ogni cosa maniacalmente, tutto doveva essere fatto secondo le sue regole stabilite dai tanti post-it attaccati in giro per la casa. La situazione si fa sempre più pensante finché Irina non decide di prendere in mano la situazione e chiedere il divorzio. Matthias non accetterà mai questa cosa fino in fondo: infatti il 30 gennaio 2011 sparisce con le bambine oltrepassando il confine della Svizzera fino ad arrivare in Francia, a Marsiglia. Da li compra tre biglietti per la Corsica e infine giunge in Puglia solo, dove il 3 febbraio si fa investire da un treno dentro la sua macchina. Delle bambine non si sa più traccia, tranne un biglietto lasciato dall'uomo: "Le bambine non hanno sofferto, non le vedrai mai più."



Irina dovrà poi fare i conti con la società maschilista della Svizzera che cerca un qualsiasi appiglio per far ricadere la colpa su di lei per le scelte del marito: lei con la sua scelta della separazione lo ha portato al rapimento delle bambine, lei con la sua ultima email lo ha spinto verso il suicidio. Lei che si è vista chiudere le porte in faccia da tutti invece ha stretto i pugni e ha chiesto di andare avanti, finché la polizia non le ha mandato una pratica da firmare per l'archiviazione del caso. Si è scontrata contro lo stereotipo del "è italiana", quindi per forza è colpa sua. Matthias è "svizzero tedesco", loro sono bravi, rispettosi; "stia tranquilla, lui tornerà". Come se la nazionalità fosse la persona, una giustificazione. Tu sei italiana, sei incapace, è colpa tua. Lui è svizzero tedesco, preciso, non potrebbe mai fare una cosa così drastica. Come se non bastasse, qualche anno dopo ha avuto la fortuna di incontrare una persona che le vuole bene e la rispetta per quello che è, e per questo è stata additata da tutti, vista male perché "ha dimenticato le figlie". No, non le ha dimenticate, come potrebbe? Le porta nel cuore giorno e notte, le sogna e spera sempre di farlo, vive per loro.
C’è bisogno di essere felici, nonna, per tenere testa a questo dolore inconcepibile. C’è bisogno di paura per avere coraggio. È l’assenza la vera misura della presenza. Il calibro del suo valore e del suo potere

Come ultima parte della mia recensione volevo soffermarmi sul titolo: Mi sa che fuori è primavera. Primavera, la stagione della rinascita, dopo il freddo e grigio inverno tutto sboccia per una nuova vita, il grigio lascia spazio ai colori e le nuvole se ne vanno per far tornare il sole. Irina ha vissuto anni bui, chiusi, oscuri, persa nel dolore della perdita delle sue figlie e nel rimorso per non aver fatto abbastanza per movimentare le indagini, per non aver insistito con la polizia quando ha evitato di analizzare alcuni indizi che sarebbero potuti essere di grande aiuto. Ma adesso per lei è tornata la primavera, è nata una seconda possibilità con Luis a Granada. La  Primavera è la mia stagione preferita per questo, il simbolo del nuovo, della nuova vita, delle nuove possibilità. La sua primavera, Irina, se la merita veramente tanto.

La vicenda, realmente accaduta, fa venire i brividi: non si può immaginare il dolore provato dalla donna. La De Gregorio è stata in grado di riportare la storia senza renderla pesante: alterna lettere a racconti e a elenchi di cose da ricordare o non dimenticare. Un racconto che non vuole biasimare la vittima ma nemmeno incolpare il colpevole: vuole narrare la vicenda, spiegarla, Irina vuole farsi ascoltare. E qui vi riporto le ultime parole del libro:
Concita e Irina sarebbero felici se questo libro riuscisse a sostenere e far camminare a lungo il lavoro prezioso di Missing Children Switzerland.


Mi sa che fuori è primavera di Concita de Gregorio 

Editore: Feltrinelli
Uscita: Novembre 2016 (first 2015)
Genere: Saggio
Pagine: 122

Ferite d’oro. Quando un oggetto di valore si rompe, in Giappone, lo si ripara con oro liquido. È un’antica tecnica che mostra e non nasconde le fratture. Le esibisce come un pregio: cicatrici dorate, segno orgoglioso di rinascita. Anche per le persone è così. Chi ha sofferto è prezioso, la fragilità può trasformarsi in forza. La tecnica che salda i pezzi, negli uomini, si chiama amore. Questa è la storia di Irina, che ha combattuto una battaglia e l’ha vinta. Una donna che non dimentica il passato, al contrario: lo ricorda, lo porta al petto come un fiore. Irina ha una vita serena, ordinata. Un marito, due figlie gemelle. È italiana, vive in Svizzera, lavora come avvocato. Un giorno qualcosa si incrina. Il matrimonio finisce, senza traumi apparenti. In un fine settimana qualsiasi Mathias, il padre delle bambine, porta via Alessia e Livia. Spariscono. Qualche giorno dopo l’uomo si uccide. Delle bambine non c’è più nessuna traccia. Pagina dopo pagina, rivelazione dopo rivelazione, in un ritmo che fa di questo libro un autentico thriller psicologico e insieme un superbo ritratto di donna, coraggiosa e fragile, Irina conquista brandelli sempre più luminosi di verità e ricuce la sua vita. Da quel fondo oscuro, doloroso, arriva una luce nuova. La possibilità di amare ancora, l’amore che salda e che resta. Concita De Gregorio prende i fatti, semplici e terribili, ed entra nella voce della protagonista. Indagando a fondo una storia vera crea un congegno narrativo rapido, incalzante e pieno di sorprese. Disegna un ritratto memorabile di donna del nostro tempo. Scandisce l’esistenza di questa madre privata dei figli – qual è la parola per dirlo? – in lettere, messaggi, elenchi. Irina scrive alla nonna, al fratello, al giudice, alla maestra delle gemelle, abbozza ritratti, scava nei gesti, torna alle sue radici, trova infine un approdo. Dimenticare significa portare fuori dalla mente, ricordare è tenere nel cuore. Il bisogno di essere ancora felice, ripetuto a voce alta, una sfida contro le frasi fatte, contro i giudizi e i pregiudizi. Uno di quei libri in cui uomini e donne trovano qualcosa di sé

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2 commenti

  1. Ciao!! Ti ho nominata nel Liebster Award https://ilrumore-dellepagine.blogspot.it/2017/07/liebster-award-2017.html#more

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    1. Oddio grazie mille! ** rispondo al più presto ❤

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