martedì 27 marzo 2018

Recensione | Balla coi lupi di Michael Blake



Buongiorno cari lettori!
Oggi torno con una nuova recensione di un libro che mi è piaciuto davvero tantissimo. Consigliato da mio padre e descritto come una storia unica e avvincente di cui difficilmente non potrai affezionarti.


Balla coi lupi di Michael Black
Editore: Sperling & Kupfer | Uscita: 1991 (first 1988) | Pagine: 304 | Acquistoqui )


Nel 1863, durante la guerra civile, il tenente John Dunbar viene trasferito in un avamposto sperduto nel West. Amante dell'avventura e sedotto dal fascino delle grandi praterie, entra in contatto con una tribù di pellerossa, diventando a poco a poco uno di loro e rifiutando la cultura bianca, portatrice di morte e distruzione.













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Ero un po' preoccupata, perché di solito quando le aspettative su un libro sono tanto alte poi la storia, almeno per me, si rivela una delusione. Sarà il mio vizio di aspettarmi tanto dopo le voci e la mia difficoltà a estraniarmi dal pensiero degli altri, però le delusioni sono state tante e all'inizio ero spaventata che anche questo libri, descritto come un capolavoro, fosse per me insoddisfacente.

Sono stata contenta, invece, che la storia sia stata così meravigliosa che non mi ha fatto staccare dalle pagine neanche quando dovevo (confesso infatti di averlo terminato durante una lezione universitaria, perché lo stavo leggendo prima che il professore iniziasse a parlare e non sono riuscita più a chiuderlo).

La storia vede come protagonista il tenente John Dunbar, assegnato alle terre dell'ovest americane; era il suo sogno da quando ha deciso di arruolarsi e ora non ha nessuna intenzione di andarsene dal forte che gli hanno assegnato, anche se è completamente deserto e abbandonato. Cresce in lui la speranza che l'esercito ritorni e lui possa unirsi a loro, mentre i giorni passano e John è sempre più solo. Passa il tempo risistemando l'accampamento, migliorando la tenda dove riposa, aggiustando oggetti che si erano rotti; solo un lupo lo osserva da lontano, l'unico essere vivente che gli fa compagnia.

Dopo qualche giorno, abituatosi alla sua solitudine, incontra un indiano, precisamente un comanche, che tenta di rubargli il cavallo, un suo fedele compagno. Il tenente corre verso il ladro per impedirgli il furto, tanto che quest'ultimo spaventato corre via. Ora è questione di poco: gli indiani sanno che è lì, e lui è da solo. Cosa gli succederà?

Una storia davvero fantastica. La cultura indiana è sempre stata affascinante per me, una cultura che purtroppo ai giorni nostri si sta andando a perdere, perché anche le poche tribù rimaste sono in continua lotta con gli americani che rubano pezzi di terra a coloro che dovrebbero abitarla di diritto.
John entra a contatto con questa cultura, la studia, la fa propria e con lui impari anche tu, tramite le sue parole, i suoi occhi e i suoi pensieri.

Dunbar rivolse i suoi pensieri a se stesso. O, piuttosto, alla sua mancanza di una identità. Non apparteneva agli indiani. Non apparteneva ai bianchi. E per lui non era il momento di appartenere alle stelle. Apparteneva a dove si trovava in quel momento. Non apparteneva a niente.

Un ritorno alle origini, alla scoperta di cosa è veramente giusto e cosa è sbagliato. Noi siamo bianchi, siamo parte di una civiltà che ha dominato per millenni, le nostre idee le abbiamo perché la nostra società ce le ha tramandate. Ma ci siamo mai fermati a pensare a cosa ne pensano gli altri?
Gli indiani hanno la loro cultura e il loro pensiero, per i bianchi conquistatori sono sempre risultati inferiori e stupidi solo perché avevano usanze diverse dalle loro. E il bianco era dominatore, aveva i fucili, il bianco è il più forte.

Tramite i Comanci ci si abbandona alla natura e al rispetto dell'ordine delle cose. Loro cacciavano i bisonti per procurarsi la carne e sopravvivere all'inverno, ma dell'animale prendevano tutto, non lasciavano indietro niente, nemmeno le ossa. I bianchi hanno cacciato i bisonti e li hanno scuoiati, lasciando le carcasse in mezzo alla prateria, abbandonate, perché il bianco prende solo quello che serve e il resto è spreco.

Il tenente Dunbar era innamorato. Si era innamorato di quella terra splendida e selvaggia e di tutto ciò che vi era in lei. Era il genere d'amore che si sogna di provare con le altre persone: privo di ogni egoismo e di ogni dubbio, reverente e duraturo. Il suo spirito era stato gratificato e il suo cuore gli balzava in petto. Forse era per questo che l'attraente tenente di cavalleria aveva pensato alla religione.

Blake ha realizzato un libro veramente meraviglioso. Scritto semplice, con tranquillità. Non ha lasciato indietro particolari e ha saputo descrivere in modo perfetto il cambiamento personale del protagonista, il cambiamento della sua visione del mondo. Una visione che difficilmente non può cambiare anche in te.

Vi sono molte piste in questa vita, ma pochi sono gli uomini che sono capaci di percorrere quella che conta maggiormente...persino degli uomini comanci. E' la pista di un vero essere umano. Io credo che tu stia su questa pista. E' una buona cosa per me vederlo. Fa bene al mio cuore.

Principalmente la storia è narrata in prima persona da parte del tenente Dunbar, ma a volte la visuale passa anche ai personaggi secondari: sentiremo i pensieri di Uccello Saltellante, del capo indiano Dieci Orsi, della ragazza dalle due personalità Mano Alzata. Questo permetterà al lettore di mettere al proprio posto il puzzle delle vicende dando una idea chiara della situazione da entrambe le parti bianco - indiani.
Un libro che consiglio assolutamente a tutti di leggere, anche voi vi innamorerete della vita degli indiani, come è successo a me, come è successo a John Dunbar, ossia a Danza-coi-lupi.


Voto: 🌼🌼🌼🌼🌼
Consigliato: Sì. 
Stagione: Primavera, baciati dal primo sole caldo.

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