domenica 4 febbraio 2018

Libri per colazione | Segnalazioni librose #12


Buongiorno lettori!
Oggi ritorna l'appuntamento delle segnalazioni librose, ma leggermente modificato. Questa volta ne approfitto di un'interessante promozione cercando di consigliarvi qualche libro da prendere. Parlo dell'iniziativa della Feltrinelli che, con l'acquisto di due libri della collana Universale Economica ti regalano la Coperta del lettore! Avete già partecipato? Io sono ancora indecisa, quindi sotto vi propongo qualche titolo che ho già letto e quelli che ho selezionato per l'acquisto.

La libreria di Beb consiglia:

Il buio oltre la siepe di Harper Lee
( Editore: Feltrinelli | Uscita: 11 luglio 1960 | Pagine: 314 | Acquisto: qui)

In una cittadina del "profondo" Sud degli Stati Uniti l'onesto avvocato Atticus Finch è incaricato della difesa d'ufficio di un negro accusato di violenza carnale; riuscirà a dimostrare l'innocenza, ma il negro sarà ugualmente condannato a morte. La vicenda, che è solo l'episodio centrale del romanzo, è raccontata dalla piccola Scout, la figlia di Atticus, un Huckleberry in gonnella, che scandalizza le signore con un linguaggio non proprio ortodosso, testimone e protagonista di fatti che nella loro atrocità e violenza non riescono mai a essere più grandi di lei. Nel suo raccontare lieve e veloce, ironico e pietoso, rivive il mondo dell'infanzia che è un po' di tutti noi con i suoi miti, le sue emozioni, le sue scoperte, in pagine di grande rigore stilistico e condotte con bravura eccezionale.

La mia recensione



Mi sa che fuori è primavera di Concita de Gregorio
( Editore: Feltrinelli | Uscita: 3 giugno 2015 | Pagine: 122 | Acquisto: qui )

Ferite d’oro. Quando un oggetto di valore si rompe, in Giappone, lo si ripara con oro liquido. È un’antica tecnica che mostra e non nasconde le fratture. Le esibisce come un pregio: cicatrici dorate, segno orgoglioso di rinascita. Anche per le persone è così. Chi ha sofferto è prezioso, la fragilità può trasformarsi in forza. La tecnica che salda i pezzi, negli uomini, si chiama amore. Questa è la storia di Irina, che ha combattuto una battaglia e l’ha vinta. Una donna che non dimentica il passato, al contrario: lo ricorda, lo porta al petto come un fiore. Irina ha una vita serena, ordinata. Un marito, due figlie gemelle. È italiana, vive in Svizzera, lavora come avvocato. Un giorno qualcosa si incrina. Il matrimonio finisce, senza traumi apparenti. In un fine settimana qualsiasi Mathias, il padre delle bambine, porta via Alessia e Livia. Spariscono. Qualche giorno dopo l’uomo si uccide. Delle bambine non c’è più nessuna traccia. Pagina dopo pagina, rivelazione dopo rivelazione, in un ritmo che fa di questo libro un autentico thriller psicologico e insieme un superbo ritratto di donna, coraggiosa e fragile, Irina conquista brandelli sempre più luminosi di verità e ricuce la sua vita. Da quel fondo oscuro, doloroso, arriva una luce nuova. La possibilità di amare ancora, l’amore che salda e che resta. Concita De Gregorio prende i fatti, semplici e terribili, ed entra nella voce della protagonista. Indagando a fondo una storia vera crea un congegno narrativo rapido, incalzante e pieno di sorprese. Disegna un ritratto memorabile di donna del nostro tempo. Scandisce l’esistenza di questa madre privata dei figli – qual è la parola per dirlo? – in lettere, messaggi, elenchi. Irina scrive alla nonna, al fratello, al giudice, alla maestra delle gemelle, abbozza ritratti, scava nei gesti, torna alle sue radici, trova infine un approdo. Dimenticare significa portare fuori dalla mente, ricordare è tenere nel cuore. Il bisogno di essere ancora felice, ripetuto a voce alta, una sfida contro le frasi fatte, contro i giudizi e i pregiudizi. Uno di quei libri in cui uomini e donne trovano qualcosa di sé.

La mia recensione


Dalla parte delle bambine di Elena Gianini Belotti
( Editore: Feltrinelli | Uscita: marzo 2014 (first 1973) | Pagine: 193 | Acquisto: qui )

La tradizionale differenza di caratteri tra maschio e femmina non è dovuta a fattori innati, bensì ai condizionamenti culturali che l'individuo subisce nel corso del suo sviluppo. Questa la tesi appoggiata da Elena Gianini Belotti e confermata dalla sua lunga esperienza educativa con genitori e bambini in età prescolare. I condizionamenti nella direzione del ruolo assegnato all'uno o all'altro sesso cominciano addirittura prima della nascita, quando si prepara il corredino: rosa o celeste, e proseguono con la scelta - da parte degli adulti - dei giochi che i bambini "possono" o "devono" svolgere nella famiglia prima e poi nella società, per giungere alle scelte più o meno coatte nel campo degli studi, del lavoro e del loro avvenire. Ma perché solo "dalla parte delle bambine"? Perché questa situazione è tutta a sfavore del sesso femminile. La cultura alla quale apparteniamo - come ogni altra cultura - si serve di tutti i mezzi a sua disposizione per ottenere dagli individui dei due sessi il comportamento più adeguato ai valori che le preme conservare e trasmettere: fra questi anche il mito della "naturale" superiorità maschile contrapposta alla "naturale" inferiorità femminile. In realtà non esistono qualità "maschili" e qualità "femminili", ma solo qualità umane. L'operazione da compiere dunque, scrive l'Autrice, "non è quella di formare le bambine a immagine e somiglianza dei maschi, ma di restituire a ogni individuo che nasce la possibilità di svilupparsi nel modo che gli è più congeniale, indipendentemente dal sesso cui appartiene." Da questa operazione trarranno vantaggio uomini e donne, e la loro stessa vita in comune.

La mia recensione


Ora vi presento i libri che mi hanno incuriosito dei quali non so scegliere. Mi sa che finirò col prenderli tutti! Intanto ve li presento:


La mia Africa di Karen Blixen
( Editore: Feltrinelli | Uscita: 1992 (first 1937) | Pagine: 298 | Acquisto: qui )

Vissuta fino al ’31 in una fattoria dentro una piantagione di caffè sugli altipiani del Ngong, Karen Blixen ha descritto con una limpidezza senza pari il suo rapporto d'amore con un continente. Sovranamente digiuna di politica, ci ha dato il ritratto forse più bello dell'Africa, della sua natura, dei suoi colori, dei suoi abitanti. I Kikuyu che nulla più può stupire, i fieri e appassionati Somali del deserto, i Masai che guardano, dalla loro riserva di prigionieri in cui sono condannati a estinguersi, l'avanzata di una civiltà “che nel profondo del loro cuore odiano più di qualsiasi cosa al mondo”. Uomini, alberi, animali si compongono nelle pagine della Blixen in arabeschi non evasivi, in una fitta trama di descrizioni e sensazioni che, oltre il loro valore documentario, rimandano alla saggezza favolosa di questa grande scrittrice, influenzando in modo determinante i contenuti della sua arte: “I bianchi cercano in tutti i modi di proteggersi dall'ignoto e dagli assalti del fato; l’indigeno, invece, considera il destino un amico, perché è nelle sue mani da sempre; per lui, in un certo senso, è la sua casa, l’oscurità familiare della capanna, il solco profondo delle sue radici.”


Nel paese delle donne di Gioconda Belli
( Editore: Feltrinelli | Uscita: 24 aprile 2013 | Pagine: 264 | Acquisto: qui )

Come sarebbe il mondo se a governarlo fossero le donne? Gioconda Belli si immagina e desidera di vivere in un Paese così, una Nicaragua immaginaria dove è l’universo femminile a decidere tutto. Nel paese delle donne, firmato dalla giornalista sudamericana, già autrice di La donna abitata, l’emancipazione della donna e una poetica sensuale e femminile emergono come una sorta di misticismo. A Faguas la corruzione del potere e la depravazione degli uomini portano alla rovina il piccolo paese fino a quando la popolazione, stremata da scandali, orge e dissolutezze, dice basta. Un gruppo di donne, capeggiate dalla sensuale giornalista Viviana Sanson fonda il partito femminista della Sinistra Erotica e incredibilmente vince le elezioni. Faguas è letteralmente rivoluzionata e la vita e l’economia del Paese non solo cominciano a funzionare, ma acquistano un volto nuovo e più umano. Tutto procede come in un sogno fino a quando la quarantenne presidentessa rimane vittima di un attentato. Mentre la Sanson è in un letto di ospedale che lotta tra la vita e la morte, la sua vice Rebeca los Rios, si occupa di trovare il colpevole e di placare le rivoluzioni degli uomini che rivogliono il potere. Con satira politica, umorismo e erotismo, Gioconda Belli ci mostra come sarebbe la vita se ci fosse una donna a sedere sul “trono”. In uno sconcertante specchio di attualità politica la storia si dipana tra mistero, corruzioni, alleanze femminili e critica alla società maschilista. La scrittrice riporta, in Nel paese delle donne, la sua Nicaragua e uno spaccato della rivoluzione sandinista, ma è la donna da sempre il centro del suo racconto e delle sue divagazioni romantiche e storiche. L’erotismo si confonde con la vita e proprio del corpo si fanno forza le protagoniste di questo romanzo, utilizzando la sensualità per prendere il potere, per poi però gestirlo con l’anima. Politica e erotismo si fondono, facendo parte entrambi della vita in modo indissolubile e imprescindibile. Le donne possiedono così un’arma in più, un corpo desiderato e sensuale, con cui accedere al vertice del mondo. Il potere le aspetta.


Manifesto per la felicità di Stefano Bartolini
( Editore: Feltrinelli | Uscita: 25 novembre 2013 (first 2010) | Pagine: 319 | Acquisto: qui )

Serpeggia nell’aria un’insoddisfazione diffusa. A mancare sono le relazioni con gli altri, sacrificate sull’altare del benessere materiale, che conosce due soli imperativi: lavoro e consumo. Siamo più ricchi di beni ma sempre più poveri di relazioni. Ecco perché siamo sempre più infelici. Ma davvero per divenire più ricchi dobbiamo per forza essere poveri di relazioni interpersonali, di benessere, di tempo, di ambiente naturale? Davvero non esiste altra strada? Parte da queste domande l’analisi e la proposta di un economista che da anni studia il tema della felicità nelle società avanzate. Il cuore del problema è che lo sviluppo economico si è accompagnato a un progressivo impoverimento delle nostre relazioni affettive e sociali. Ecco dunque perché il nostro sistema economico e molti aspetti della nostra esperienza sia individuale che collettiva – la famiglia, il lavoro, i media, la vita urbana, la scuola, la sanità – hanno bisogno di una profonda trasformazione culturale e organizzativa. Noi tutti abbiamo la possibilità e la necessità di riprogettare il nostro mondo: coniugare prosperità economica e felicità è possibile. Cambiare la scuola. Cambiare le città. Cambiare lo spazio urbano. Ridurre il traffico. Ridurre la pubblicità. Sono alcune delle proposte concrete che compongono questo vero e proprio manifesto per la felicità.

E voi cosa avete comprato?
Ricordo che la promozione termina il 18 febbraio!

Nessun commento:

Posta un commento

Quando commenti su Blogger, affidi a Google le tue informazioni.
Per saperne di più consulta il sito sulle Norme di privacy di Google. Qui trovi il sito aggiornato.